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Sanità

Proprietario: Lilia Infelise

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La situazione della Regione Calabria nel campo della sanità è molto preoccupante.

Il deficit della sanità si è ormai trasformato in un deficit di salute

La dimensione del debito (le cui stime incerte parlano di cifre che vanno da 1,7 a 2,1 miliardi di euro ) e del deficit che aumenta anno dopo anno (200-250 milioni di euro) parla di una regione in cui la spesa sanitaria è sfuggita ad ogni controllo. La Calabria è in fondo a tutte le classifiche nazionali: i posti letto per anziani sono 267 ogni 100.000 abitanti, a fronte di una media nazionale di 1270, i "viaggi della speranza" dei pazienti, costretti ormai da decenni a cercare cure adeguate presso le strutture sanitarie dell Nord o comunque di altre regioni, si continuano a moltiplicare, eppure il rapporto PIL/spesa sanitaria è di gran lunga superiore alle altre Regioni ( 8.77% in Calabria – 4,66% in Lombardia).

La nostra terra ha un indice di attrazione (dei pazienti) pari a 2,92 e di fuga dell' 14,86, con un saldo negativo vicino al 12. Dai centri di cura pubblici regionali si scappa. E' sempre stato così, da decenni, e lo è ancora di più dopo le tragedie degli ultimi anni. Dal gennaio 2007 a oggi si contano una decina di casi costati la vita ai pazienti. Sono spesso giovani pazienti come Federica Monteleone, morta per una banale appendicectomia, ed Eva Ruscio che le accuse processuali dipingono come vittime delle inefficienze dell' Ospedale Jazzolino di Vibo Valentia. Drammatica è stata anche la vicenda Fabio Scutella, che in provincia di Reggio Calabria è morto dopo avere atteso per ore un' ambulanza del 118.

In questo scenario, fino al 2007 non si aveva neppure idea dell' entità del debito. I numeri sono venuti fuori quando l'allora assessore Doris Lo Moro mise mano ad una prima riorganizzazione, riducendo la miriade di da 16 a in 9 Asl e Aziende ospedaliere tra Aziende provinciali (Asp), ospedaliere e sanitarie,iniziarono ad essere accorpate le carte e fu allora che affiorò il disastro. Nel novembre 2008, fu proprio Doris Lo Moro che prese atto di un buco stimato in 850 milioni. e, sulla base di questo, preparò un primo piano di rientro.

E mentre il ministro Livia Turco nominava un commissario straordinario per l' emergenza, il primo piano è stato bocciato dal governo Prodi, perché non c' era «corrispondenza trai numeri in possesso del ministero e quelli della regione». Serviva insomma una verifica più puntuale. Loiero ha chiesto aiuto a Roma e strappato un finanziamento per 286 milioni, finalizzato alla realizzazione di quattro nuovi grandi ospedali, necessaria chiudere la miriade di piccole strutture. In più il 23 ottobre 2007, Regione e ministeri della Salute e dell' Economia hanno concordato una «ricognizione sullo stato dei conti», da farsi entro 60 giorni con il contributo di un advisor indicato dal ministero dell' Economia. La Ragioneria dello Stato ha individuato solo nel settembre 2008 l' advisor nella Kpmg, che accerterà un debito di 1 miliardo e 750 milioni. E' il 2 luglio scorso. Di questi, l' 85% è imputabile alle gestioni di centrodestra precedenti al 2005. Il 6 luglio arriva, infine, la diffida del governo che intima alla Regione di predisporre entro 70 giorni (inizialmente erano 30), un piano di risanamento. Pena il commissariamento. Ora si lotta contro il tempo. Oltre al risanamento del pregresso, la Giunta deve annullare (tempo 36 mesi) anche il deficit corrente che si accumula ogni anno.

È necessario modificare le politiche regionali per rientrare da questo buco nero e razionalizzare la spesa per evitare sprechi e far emergere le eccellenze di quelle strutture che,seppur oscurate dall’ombra della mala-sanità, lavorano e si battono per offrire ai loro pazienti cure di alta qualità

Ma quali sono gli interventi da ritenersi prioritari per riportare la spesa sotto controllo e dare servizi rispondenti ai bisogni e alle specificità di questa regione?

Quali azioni sono indispensabili per adeguare l’offerta locale agli standard nazionali e internazionali?

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